
indie è solo un modo di chiamare alcuni artisti che, non avendo ancora avuto un successo riconosciuto, si affidano a case discografiche non appartenenti a circuiti di major per produrre lavori che possono, anche per questo, risultare più innovativi e immediati di altri. purtroppo in questo periodo non è una definizione scontata. il problema odierno, e non solo in campo musicale, è l'intermediazione. tutto sembra dover passare attraverso 200 processi per arrivare al nostro prossimo, indagini di mercato preventive, scervellamenti su pubblicità il più ammiccanti e dietrologhe possibile, rappresentanza elettorale scesa dall'alto e propinataci in modi ributtanti, anche i rapporti interpersonali, come già ho avuto modo di esprimere, risultano mediati in modo ancora più accentuato rispetto al passato. tutto nell'ottica di promuovere noi stessi al meglio, e non il più fedelmente possibile. c'è una bella differenza. cercando di accattivare gli altri si modifica inesorabilmente tutto quello che è il nostro essere più genuino e immediato, più emozionante quindi, più personale e che più può farci sentire vicino come individui. nel momento in cui prendiamo noi stessi e cerchiamo di declinarci al più grosso numero di persone possibile, questo viene meno. si costruisce un qualcosa che possa andar bene a tutti e si perde di personalità. con effetto conseguente per cui, nel profondo, ci si disgrega. la stessa cosa avviene in campo musicale. molti gruppi o artisti col tempo si perdono proprio per questo. non per il successo in se, ma per il graduale piegarsi alla logica della massa. la massa, dal canto suo, apprezzerà superficialmente in numero maggiore, ma risentirà di una mancata vicinanza che solo la vera espressione artistica (immediata per natura) può trasmettere. questo in soldoni il mio pensiero sull'indie. il termine ultimamente è talmente abusato da essere diventato di moda ed aver perso il suo vero significato, alla fine piuttosto banale. produzione non distribuita in grandi quantità, per questo più grezza e meno attenta a certe logiche.
nme quest'anno, rivista di sicuro riferimento indie, ha stilato una classifica dei 50 migliori album del 2009. emergono tra tutti, a mio parere (avrò ascoltato una ventina degli album citati) florence and the machine e i the pains of being pure at heart, poi bombay bycicle club, passion pit e wild beasts.
nella classifica sono ben presenti album pubblicati con major.
le mie ragioni sono principalmente queste.
questo mi ha fatto impazzire per un bel po. come zompano loro, nessuno.
(depeche mode? naaa)
(depeche mode? naaa)
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