Chiasso inutile, fatto per darsi fiato a forza, per svuotarsi sugli altri. Il sottile senso di vuoto, di inadeguatezza che ogni tanto sentiamo, è patrimonio comune, non serve ribadirlo. E' la fame. Siamo imbottiti di qualsiasi ben di dio, oggetti tecnologici, distrazioni, corsi di peto in sospensione sul mignolo sinistro ma la nostra natura non può prescindere dalla stomachevole sensazione che manchi sempre un tassello, che l'appagamento sia molto più in là, che ciò che ci circonda non basti a se stesso. Il propellente è la ricerca, il tempo è la disgrazia, gli altri sono per lo più i nemici. Nemici del proprio silenzio, ma non perchè si debba a forza essere critici, ma perchè l'altro è per la maggior parte falso, dalle piccole frasi ai discorsi più pesanti. Non scappa, si sgama in pieno negli occhi, nella modulazione vocale, nel modo di gesticolare. Non ti mette a tuo agio, preso com'è da miriadi di paure, piccole invidie, goffaggini da nascondere, immagini da dare, vuoti da riempire. Non è così per tutti ma quando accade è come se ne sentissi in pieno la sconfitta su di me, come se capissi che non c'è nulla da fare, che per quanto la società si proclami in evoluzione ha solo affinato la tecnica per la quale ognuno riesce a fottere il prossimo nella maniera più subdola possibile. Da qui trasformiamo quello che dovrebbe essere il contenuto, il fottere, nella forma, la sua declinazione più subdola concepibile. E in questo modo il contenuto scompare, pur restandone gli effetti, ma a nostro modo di vedere non c'è, è inglobato nella forma e accettiamo che sia accettabile.
Ecco le milizie della superficie si schierano serrate davanti e proclamano la leggerezza con le loro trombe, e urlano e fanno chiasso ballando madonna e fottendo il prossimo, e lamentandosene quando capita a loro. Piagnistei e noia e rumore e inutilità.
Ecco le milizie di coloro che si proclamano intenditori che scansano il prossimo come fosse lebbra se non è abbastanza conformato alla loro visione della vita e non dà a vedere che anche lui qualcosa ne sa. Menti piccole come bottoni, culo stretto e chiappe sode, da sfondare a forza.
Ecco il giullare imbottito e grasso che fa carriera millantando cose che neanche sa, fa gioco sulla debolezza altrui, sullo spirito di conformazione che si annida in ognuno, lo sfilaccia un po, rischia che si spezzi ma alla fine ce la fa. Lingua ruvida, pantaloni abbassati, piscia sul prossimo e sale i gradini.
Ecco il giovane dai grandi sogni, stanco del mondo, si piega perchè non può fare altrimenti, non ha più voglia di pensare e di farsi problemi e di opporsi, sa che prima o poi il conformismo lo invaderà e inizierà anche lui ad utilizzare il prossimo e a fare grandi sorrisi e a parlare a sproposito. Delusione, vuoto virulento e contorcimenti quando un giorno si sveglierà e ciò che è busserà alla voce della sua coscienza narcotizzata per sbattergli in faccia il fallimento di se.
Ecco un segugio, che ti guarda da basso tranquillo, che se è incazzato ti ringhia addosso, che la notte ti dorme a fianco, che pretende solo rispetto e se glie lo dai non lo nega. Nobile e fiero e fedele e sincero per natura profonda sua, vivrà semplicemente per ciò che è, fottendo gli uomini con la sua profonda coerenza e, soprattutto, senza alcun senso di colpa o rimorso o sensazione di non aver fatto tutto quello che c'era da fare. Perchè se ha amato, l'ha fatto fino in fondo e senza disturbare, e se ha ringhiato era perchè si sentiva in pericolo e difendeva ciò che riteneva davvero importante.