
Ieri sera, complice megavideo e qualche piratesco modo per visualizzare contenuti web illimitatamente dall'australia, sono riuscito a completare la visione di ergo proxy. La sensazione globale durante le 23 puntate è stata di un viaggio nell'inconscio e nella ricerca di se all'interno di un mondo futuristico in decadenza, pieno di suggestioni e di punti ipertestuali che a una sola visione possono sembrare criptici e meritano sicuramente un approfondimento. La storia è ambientata in un imprecisato futuro nel quale, come da tradizione cyberpunk, le AI, chiamate autoreiv, hanno ormai preso piede come esseri robotizzati sempre più simili all'uomo e ad esso strumentali. In questo mondo avanzato e senza cuore, poco esteso e rinchiuso in una bolla sospesa su ciò che resta della terra, in cui le persone si muovono per inerzia attraverso centri commerciali e strade tutte uguali in una perfezione programmata, si diffonde un virus che colpisce proprio gli autoreiv, creando in loro una sorta di autocoscienza più o meno sviluppata a seconda dei casi. Neanche a dirlo il virus li porta alla ribellione e la sua diffusione avviene in concomitanza con il risveglio di una creatura, chiamata proxy, tenuta rinchiusa per essere sottoposta ad esperimenti scientifici. Su tutto questo si mette ad indagare Re-L (pronuncia "Reel"), tanto carismatica quanto problematica e risoluta addetta alla sicurezza che vuole vederci chiaro ma sembra in qualche modo inconsapevolmente coinvolta in progetti superiori indecifrabili. Il punto di forza indubitabile, a parte una situazione globale già presente in capolavori come ghost in the shell o akira o sky crawlers, che può sembrare ripetitiva ma la cui declinazione è assolutamente originale, è l'impianto visivo atmosferico e di caratterizzazione: i personaggi sono davvero pochi e per la maggior parte ci si troverà su di un hovercraft galleggiante a vela circondati dal nulla in compagnia della già citata Re-L, di Pino, una spensierata bambina autoreiv infettata dal virus Cogito, e Vincent, un immigrato che, nel tentativo di diventare un cittadino integrato a tutti gli effetti, ha finito non sa neanche come per essere coinvolto nella fuga del proxy, alla ricerca di se e di un passato di cui non ha più memoria. Innumerevoli gli spunti riflessivi e filosofici, le citazioni, da Michelangelo a Cartesio a riferimenti architettonici (la stanza del reggente è ispirata alla cappella dei Medici, statue coscienti comprese) o letterari, uniti a giochi di parole che sottendono spesso ad altro (il nome completo di Re-L è Re-L124C41 ovvero "Real one to foresee for one").
Verso la fine 3 puntate apparentemente scollegate dal contesto spiegano, in realtà, la maggior parte dei dubbi che circondano il finale abbastanza criptico, la trovata inizialmente spiazza ma alla fine si apprezza parecchio.
A livello visivo l'integrazione con l'animazione 3d è decisamente ben calibrata e la qualità del disegno davvero alta, anche le trovate già viste di un futuro decadente con tecnologie fantascientifiche applicate su supporti industriali decisamente vecchi, alla final fantasy VII insomma, sono riviste e perfezionate, e non suonano affatto banali.
Un anime da rivalutare dato il non forte successo, sicuramente rivolto unicamente a un pubblico adulto e con un sacco di spunti di riflessione atipici e mai visti in un prodotto simile.
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