giovedì 3 giugno 2010

brandon flowers fa da se - zane lowe gli sta alle calcagna

Il brandon dei killers decide di darsi al lavoro solista senza lasciare la band. notizia di cui si vocifera da tempo ma che solo qualche mese fa ha confermato, dopo aver piazzato un enorme countdown sul sito ufficiale del gruppo. quello contava e la gente si chiedeva se i killers si fossero dati allo stakanovismo più convinto e Universal-indotto. un altro album a distanza di un anno dall'ultimo. e invece no.
La parabola dei killers è stata in questi anni abbastanza atipica: primo album col botto di consensi trasversali, mr brightside come pezzo maestro, somebody told me come lancio danzereccio, all these things that i've done più contenuto. e tanti altri pezzi di valore (believe me natalie con testo all'apparenza criptico, dedicato a un'amica che si scopre sieropositiva - con invito esplicitato e non patetico alla reazione e alla vita / smile like you mean it e molti altri degni di nota).
secondo album sicuramente più commerciale anche nei testi, che infatti sfonda la barriera del mezzo anonimato per renderli band planetaria. la qualità cala ma la base sostanziosa si nota comunque.
Terzo lavoro sorprendentemente migliore degli altri, Sawdust si presenta come una raccolta non convenzionale, con un sacco di nuovi pezzi tra cui una collaborazione con lou reed una cover dei joy division (davvero convincente e registrata per il film Control su Ian Curtis, suicida a soli 23 anni). atmosfere più cupe, linguaggio introspettivo, synth su toni bassi con chitarroni al seguito, rifacimento di pezzi degli album precedenti in versione rinnovata e con più pancia.
Sembra il più sentito, il migliore.
Day & Age al confronto non regge in nulla. se la versione Jacque Lu Cont di Mr Brightside ti entra in testa, Human a lungo andare ti disintegra la capacità di distinguere le note. sono riuscito ad ascoltarlo intero tre volte, dopo di che riesco a salvare qualche Spaceman la tigre al Neon Buonanotte/viaggia bene. il resto è un po' ritrito o comunque non al livello precedente.
Curiosità che stimola azzannate, quindi, per il lavoro solista. paura che i chitarroni scompaiano e rimangano synth poco stimolanti, ma in fondo fiducia in un cantante che ha fatto dire a David Bowie, davanti a un suo concerto, che in qualche modo da lui si sentiva rappresentato. e sentiva un approccio simile al suo ai tempi d'oro.

primo singolo: crossfire - non ci fossero stati cori e basso si era messi malaccio.

- crossfire -


- zane lowe intervista brandon -

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