lunedì 6 settembre 2010

hurts, duran duran e abusi vari


non riesco a capire se la prima impressione và confermata o meno.
gli hurts, gruppo segnalatomi pochi giorni fa, hanno un non so che di boy band anni 80. Il che non è un'appellativo per forza eretico se si pensa che i duran duran sono stati gli esponenti più rappresentativi della categoria, producendo dei signori pezzi. il problema è forse l'uscire ora dal guscio con un approccio completamente superato.
sarà pur vero che molti gruppi pop e di produzione indipendente scavano a fondo negli anni 80 ormai da una cinquina di anni, ma riprodurre completamente un sound che ha già dato parecchio, dall'effetto vocale al sound dell'assolo (per chiamarlo tale) di chitarra a metà pezzo, con tanto di organo all'inizio e effetto sax verso la fine, che futuro può avere? parlando di wonderful life, che si è piazzata al secondo posto della classifica NME (dopo brandon flowers).
posto che l'approccio è molto gradevole, anche il testo ha di quella descrittività semplice e scarna, del tipo: ti racconto più o meno del tutto la storia di una donna che consiglia a un uomo di resistere, di non mollare ed apprezzare quel che ha. niente poetismi o riferimenti sottili o temi eccessivamente coinvolgenti. dirty diana, volendo fare un riferimento testuale.
sicuro l'effetto globale ha un apprezzamento staffamartellamente positivo, ma si fatica a coglierne la novità.
idem per better than love, primo singolo. i new order sotto questo punto di vista hanno già ampiamente dato. non che non faccia piacere riascoltarli in chiave modificata e lievemente aggiornata, ma si può passare ad altro abbastanza facilmente.

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