
all'inizio fu radioactive, e si può dire che il primo singolo non tradì l'album quando, ben 1 mese dopo, farà la sua apparizione sul web in forme più o meno legali.
per andare a tatto, rispetto a only by the night è come se si fosse passati dalla rabbia della volontà, dalle urla del desiderio estremo alla riflessione misurata, alla pacifica analisi di emozioni più approfondite nella quotidianità, e in quanto tali forse meno incisive a primo impatto ma iniettate in testa in dose graduale e lenitiva.
sex on fire è una dannata voglia di azzanno, una viscerale necessità di fondersi, un istinto primordiale al possesso della carne e al completamento fisico. non è testa, è sangue, è una volontà gridata in quanto brucia e coglie un'istante in cui la pulsione è al suo apice e tutto ciò che si può fare è volere e soffrire e al tempo stesso impazzire di desiderio. un'istantanea dallo stomaco. i titoli lo dicono, durante la notte, voglio usare qualcuno, voglio essere qualcuno, il tuo sesso è a fuoco, ti voglio, hai solo 17 anni.
l'album che i kings of leon decidono di far uscire a quasi due anni dall'ultimo è invece ragionato e sociale, e trasuda lavoro su se stessi. il primo singolo bada alle radici, ma non alle radici che pulsano violente nelle vene, bensì all'aspetto di comunità che le radici implicano, un po in linea, se vogliamo fare un parallelismo, con i singoli dell'ultimo album dei the national.
la crisi economica, insomma, sembra aver in qualche modo lasciato il segno, scatenando una sorta di bisogno di riflessione globale sulla necessità di calore umano condiviso, di quella solidarietà umana data troppo per scontata ma che, a ben vedere, non è altro che ciò a cui dovremmo essere portati vivendo nella stessa epoca e nella stessa condizione.
non ci si chiude, quindi, in se stessi, nel proprio trascinante ma anche egoistico volere, nella notte del nostro io, ma si accetta la condizione umana alla luce del sole, o meglio l'accettazione è già stata maturata, e la si ribalta in testi che anche nella loro tristezza, trasudano consapevolezza e ridimensionamento.
così in pyro devo accettare che non sarò mai il vostro fondamento, saluta i bambini, brucerò giù tutto, perchè tutto ciò che ho creato sta morendo. sto dicendo che voglio morire, ma con una accettazione della mia rassegnazione ben lontana da urla dissennate e disperate. il che non è affatto meglio.
insomma, ben lontano da essere l'album del successo raggiunto come poteva essere, "come around sundown" si dimostra invece capace di lasciare un solco forse non incisivo a primo impatto come only by the night, ma lentamente ricavato con la automatica ripetizione di ascolti di un lavoro sentito, a più ampio respiro rispetto al precedente e forse, tutto sommato, più maturo.
anche se paradossalmente, per ragioni forse compositive, non globalmente migliore.
li aspetto il 3 dicembre a bologna.
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