le luci della centrale elettrica sono il progetto di Vasco Brondi e per uno strano caso già il nome del wikidefinito "cantautore" ferrarese ha in se la problematica che mi contorce: le immagini ricercate, antinomiche e a volte improbabili che spesso utilizza - il nome vasco evoca per forza l' ex rocker dall'inascoltabile eeeh convertito al qualunquismo, brondi è una semi conosciuta marca di produzione di telefonia in italia.
la premessa: Brondi è del 1984 e appartiene a un background regionale riconosciuto (almeno dal sottoscritto) come stimolante, concreto, fonte di una viva socializzazione ma anche di atmosfere "di gruppo" che faticano a mollare la zavorra adolescenziale per acquisire una certa autenticità adulta. in questa spiegazione c'è già tutto quello che sto per proferire - a volte sono aulico.
le luci della centrale elettrica, il cui nome merita un sentito chapeau, rappresentano sicuramente un bel pezzo di pensiero dei (pochi?) giovani in italia che non si adeguano alla capraggine imperante ma che coltivano una loro creatività e si fanno qualche domanda su che posto abbiano nel mondo. questo lo spinge ad esprimere il proprio disagio, ma anche la forza dei rapporti interpersonali di generazione, in un modo sicuramente diverso da quello della maggior parte dei gruppi italiani di oggi, di cui non parlo mai dato che tendenzialmente mi fanno tristezza o li vedo in maniera musicalmente distaccata data la (spesso inesistente) creatività di fondo o banalità dei testi.
il modo in cui si esprime vuole anche essere veicolato da un tracciato verbale che non rifletta scempiaggini giovanili legate all'infanzia verbale del branco, ma tenta con tutte le forze (ed è anche questo il problema) di creare immagini evocative impensate che colpiscano e restino in mente a livello atmosferico. è immediata l'impressione dello stato d'animo che si vuole trasmettere, ma il problema è che nella foga di evocare in modo creativo e impensato si finisce per forzare il tutto e risultare costruiti, per cadere in un metodo poco autentico e soprattutto che fa perdere completamente di vista il contenuto artistico.
il problema è questo: nessuna questione sul fatto che un pezzo possa essere composto anche di soli fiati, o urla, rutti o testi con pennellate scollegate e senza filo logico. che siano però credibili e frutto di una sincera espressione di se. non di una ricerca da slogan pubblicitario.
se le immagini che evochi sono continuamente antinomiche e inserite in una sorta di pensiero a getto continuo che và da navicelle spaziali russe o giapponesi al "lavarsi i denti con le antenne della televisione durante la pubblicità" o ancora "con le nostre discussioni serie si arricchiscono solo le compagnie telefoniche".. queste frasi sono volutamente fuori contesto ma, a parte le navicelle spaziali che sono passibili di essere solo un'immagine, a parte la seconda (che cosa trasmette sopra una melodia malinconica davvero non so dirlo), la terza è un concetto vero e proprio e nel contesto suona semplicemente: assurda? insignificante?
"benedirci in chiese chiuse e farmacie compiacenti", "faremo dei rave sull'enterprise" (quest'ultima urlata in tono straziato): che vuol dire? chi rappresenta? bah.
e il punto a volte non è che la singola espressione non ci stia, ma è che accostata a tutte le altre in un ordine quasi sparso non si conferma credibile.
eppure "invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare" è una delle citazioni di più successo tra miei conoscenti e amici che lo seguono. non è dannatamente forzata e adolescenziale? o forse non sono mai stato un tabagista incallito ed è meglio che taccia, ma sicuramente puzza un po' di ostentazione.
il pezzo ora citato è combattere l'acne, ed è forse davvero il più rappresentativo del problema: la melodia è innegabilmente efficace e coinvolgente, ma se ci si sofferma al testo è come se si mettesse ad ogni immagine un giudizio diverso - credibile - bella - forzata - adolescenziale - assurda - non pervenuta.
per non parlare del titolo del libroblog di Brondi: "cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero". yeah. minchia oh. cazzofiga.
non ci siamo.
nonostante queste considerazioni e ben considerando la premessa fatta, che in qualche modo salva una parte del progetto, ho pronto un biglietto per il concerto di domani sera, regalo in realtà molto apprezzato di compleanno che sfrutto volentieri.
dal vivo, se dovrà essere ostentazione, verrà fuori. o sarò costretto a rimangiare il tutto e pagare pegno. aggiornerò.
Il primo album volendo è interessante perché comunque rappresentava qualcosa di nuovo. Il secondo essendo una copia (abbellita musicalmente dalle collaborazioni, ma abbruttita dalla carenza di idee nei testi) non ha quasi senso.
RispondiEliminaDal vivo è molto bravo, quasi da piangere. Poi non so i pezzi nuovi come rendono però!
Facci sapere!
lo farò! concordo con te sugli album, in realtà mi stuzzica perchè davvero resta appeso tra l'interessante e il fuckin yeah troppo ggiusto, tra il bravo e lo sfigato insomma.
RispondiEliminasicuramente la prova certa ci sarà dal vivo!
vedremo.