La soglia dei trenta si presenta in un lampo, inesorabile, e le somme da tirare sono molte, a volte troppe. La fase universitaria, l'ultima davvero guidata da altro che non sia tu, è caduta nel dimenticatoio, ora tocca a te alzare le braccia, trovare l'equilibrio vero nel mondo e passare da quadrupede a bipede. Una delle prime considerazioni che fai è che il cambiamento più grosso nella vita, per quanto quello fisico menta, non avviene affatto nell'adolescenza, ma esattamente nel momento in cui gli obiettivi, nella vita, te li crei solo tu, e non sono step universitari prefissati (per quanto gestibili in modo indipendente) e cene o birre con compagni di corso.
Per quanto robusta sia la schiera di amici che hai, non condividerai più con loro l'obiettivo materiale prossimo, ma sarai sostanzialmente da solo a calcare orme su di un piano piatto e immacolato. Emozionante e spaventoso.
Per quanto la giornata sia piena, la nostra generazione a cui hanno spezzato le gambe ancor prima che le usassimo, appunto, per reggerci, ha tarli che non sono solo economici, che non hanno solo a che fare con un lavoro precario o con la fine del mese. Ci hanno tolto i sogni, e li hanno trasformati in barattoli di supermercato. Sembra quasi una frase fatta ormai, ma non c'è niente di più vero.
La forza di volontà è andata sparendo contro l'annichilimento della realtà. La voglia di costruire nonostante tutto viene abbattuta dalla semplicità di una vita passata da soli in cui non si deve rendere conto a nessuno. Si preferisce stare per conto proprio e consumare il prossimo, piuttosto che confrontarsi giorno per giorno e cambiare, mettere la calce e il mattone. Anche quando ne varrebbe la pena.
Se mi guardo attorno, sono pieno di amici e ho rapporti approfonditi con molti, e dire molti e dire amici vuol dire che quelli veri si contano in una o due mani al massimo. Ma tutti, bene o male, vivono di questi disagi. E tutti, bene o male, non sembrano avere la volontà vera di levarcisi. Di tornare a credere nel prossimo al di là del barattolo. Di sviscerarne il contenuto e mescolarcisi davvero, non di scontrare solo le due lattine, la propria e la loro.
Si diventa cinici a forza di guardare il tipo di rapporti che si creano. A volte qualcuno ti convince più di altri, ma nel momento in cui non sei tu a darti da fare, tutto è perduto.
L'esposizione di se nei social network, poi, rovina ulteriormente le cose. Ci si vende ancora meglio e si è più soli di prima. E sfilze di persone si vendono agli altri come felici, e belli, e sexy, e divertenti e divertiti del mondo. Cosa che, certo, in parte riflette alcuni stati d'animo, ma per il 90% è pubblicità spazzatura. Ormai il meccanismo è talmente affinato che neanche ce ne rendiamo conto.
Eppure, se ti levi dal meccanismo sei fuori da tutto. Se non accetti di adeguarti, le cose sembrano ancora più difficili.
In questo blog devo aver buttato, nel tempo, un sacco di nichilismo, oltre che di passione per la musica. Ma in fondo, è proprio quando si ha bisogno di sfogarsi che si scrive. La parte cazzara è già troppo presente nella realtà.
Vorrei vivere in un mondo in cui la gente avesse ancora il coraggio di credere in se stessa. E per credere in se stessa, dovrebbe comportarsi di conseguenza. E' la seconda parte che manca, in fin dei conti. Si pretendono cose che non si danno. Si manca di rispetto e lo si esige.
Non funziona così. Non deve.
'azz : che lucidità !
RispondiEliminacondivido ... sigh
GG
non entravo qua da un trilione di anni. ti ringrazio luis!
RispondiElimina